Programmazione in breve



Venerdì 14 Dicembre
ore 21:00

 

Sabato 15 Dicembre
ore 21:00

 

Domenica 16 Dicembre
ore 15:00 - 18:00 - 21:00

 

Lunedì 17 Dicembre
ore 21:00
IN LINGUA ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

 




CINEMA WEEKEND

BOHEMIAN RAPSODY






Mercoledì 19 Dicembre
ore 21:00


CONCERTO

COMPLESSO SCALIGERO VINCENZO MELA






Venerdì 21 Dicembre ore 21:00

 

Sabato 22 Dicembre ore 21:00

 

Domenica 23 Dicembre
ore 15:00 - 18:00 - 21:00
 

 

Martedì 25 Dicembre (NATALE)
ore 18:00 - 21:00

 

Mercoledì 26 Dicembre (Santo Stefano)
ore 15:00 -18:00 - 21:00

 

Giovedì 27  Dicembre ore 21:00
IN LINGUA ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

 

Venerdì 28 Dicembre
ore 17:30 - 21:00

 

Sabato 29 Dicembre
ore 17.30 - 21:00

 

Domenica 30 Dicembre
ore 15:00 - 18:00 - 21:00

 

Martedì 1 Gennaio
ore 14:30 - 17:00

 



NATALE AL CINEMA

IL RITORNO DI MARY POPPINS




ATTENZIONE: La programmazione potrebbe subire delle variazioni indipendenti dalla volontà dell' Associazione Capitan Bovo.

ARCHIVIO STAGIONI TEATRALI

ARCHIVIO TEATRO RAGAZZI

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ARCHIVIO STAGIONE TEATRALE 2011-2012

Nella stagione 2011-2012 sono stati nostri ospiti: BANDA OSIRIS, CARLO & GIORGIO, LELLA COSTA, LAVANTEATRO, DEBORA VILLA, ACCADEMIA DI TEAMUS, LA BARCACCIA DI ROBERTO PULIERO , ESTRAVAGARIO TEATRO

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 LA BARCACCIA di R. PULIERO
EL CIACOLON IMPRUDENTE

Capitan Bovo - El ciacolon imprudente

Lo spettacolo è il risultato della preziosa operazione di riscoperta e restauro d'un poco noto testo goldoniano: "Il contrattempo, ovvero il chiacchierone imprudente", qui ribattezzato "ciacolon" in ossequio al saporoso linguaggio prediletto dall'Autore. La commedia è del 1753, e chiaramente manifesta i segni della già affermata Riforma: i protagonisti conservano i nomi tipici della Commedia dell'Arte (Pantalone, Brighella, Corallina…), ma hanno decisamente abbandonato la maschera, per volgersi a realizzare il progetto goldoniano d'un teatro "ad imitazione della natura". E la commedia precipuamente si segnala, allora, per la contemporanea presenza di personaggi sapientemente approfonditi, che Goldoni sembra divertirsi a riproporre traendoli da altre sue opere, inserendoli in nuovi contensti, costringono a nuovi confronti o conflitti. Il "ciacolon" del titolo è chiaramente imparentato al "Bugiardo" nato solo tre anni prima, sostituendone le "spiritose invenzioni" con buffe smanie d'apparire e bizzarre vanterie. Beatrice è una delle giovani vedovile cui anche nella vita il gaudente Goldoni andava dedicando le sue attenzioni, non tanto "scaltra" come la sua più nota omonima, quanto trepidante di reali sussulti e realistiche incertezze. Con la lingua sciolta e trascinante vivacità, la assiste la fedele Corallina, mirabile rappresentante dei tanti personaggi femminili del teatro goldoniano, capaci orgogliosamente di tener testa all'uomo e fianco ai rappresentanti d'una nobiltà senza più smalto. E' in questo variegato mondo femminile che, con una ventata di novità, irrompe dalla scena la tenera Rosaura in un ruolo affatto singolare, già lievemente abbozzato in un'operetta giovanile ("La finte semplice"), ma qui originalmente approfondito ad imitazione della realtà. E dalla vita d'ogni giorno arriva, nel contempo, il patetico servilismo d'un Brighella senza più maschera, così come il diverso approccio degl'innamorati Florindo e Lelio alle loro vicende sentimentali. Ma, su tutti, l'Autore porta ad imporsi il suo Pantalone apportatore di saggezza e perbenismo, pronto a combattere col buonsenso antico le bizzarrie dei tempi nuovi, e quindi ad incarnare quegl'ideali della borghesia, di cui Goldoni era diventato il più convinto ideologo. "I libri su cui ho più meditato -egli scriveva- sono il Mondo e il Teatro". E teatro e vita, finzione e realtà ancora una volta magicamente si confondono all'interno d'una trama leggera di trascinante divertimento, ove l'Autore, con la sapienza d'un artigiano teatrale oggi senza uguali, incanala il fiume di personaggi che gli urgono alla mente nella creazione delle sue commedie…" per le quali non mancheranno mai argomenti, fino a che dura il Mondo".

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 ACCADEMIA DI TEAMUS
RUMORI FUORI SCENA

Capitan Bovo - accademia di teamus

Un regista, degli attori, l’allestimento della commedia “Nothing On” è la divertente parodia in tre atti di ciò che succede dietro le quinte durante la preparazione e la rappresentazione di uno spettacolo teatrale. Giorni e mesi trascorsi insieme fanno emergere tra i protagonisti gelosie, rancori e ripicche. Il primo atto è la prova generalee mette in evidenza già le manie, i tic, i dissapori e gli intrighi amorosi. Gli atti successivi evidenziano i comportamenti paranoici dei protagonisti, esasperati dal passare del tempo. Il testo, basato tutto sulla tecnica del teatro nel teatro, è un susseguirsi di gags esilaranti in cui i componenti della compagnia danno libero sfogo al loro istinto. “Perché è di questo che si tratta: porte e sardine. Entrare e uscire. Fare entrare le sardine, fare uscire le sardine. La farsa è così, il teatro è così, la vita è così!”


CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 BANDA OSIRIS
FUORI TEMPO

Capitan Bovo - banda osiris

Se si inceppa il ritmo sei FUORI TEMPO Se non ti trovi con gli altri sei FUORI TEMPO Se non conosci facebook sei FUORI TEMPO Se dopo trentanni quattro musicisti si chiedono se sanno suonare a tempo allora stai guardando FUORI TEMPO, il nuovo spettacolo della Banda Osiris. FUORI TEMPO: il kamasutra della musica, l’orto primigenio delle semicrome, la sincope rigenerante. Lo stile dello spettacolo è miracolosamente sempre quello, da trent’anni a oggi. Una calibratissima, perfetta mescolanza ironica tra tecnica e improvvisazione dove i generi si confondono, s’incastrano, si evolvono l’uno nell’altro: dalla musica classica a quella pop, dal jazz alle sorprese musicali. La musica suonata è una continua deriva, un continuo slittamento tra fantasia e creatività. Grovigli di note generano continue esplosioni di significati e aperture di senso, libere associazioni collegano il più sconosciuto compositore alla sublimità di un evergreen, rivoltandolo subitaneamente in un soprendente sberleffo tipico della tradizione popolare. Anche gli strumenti musicali oltre a svolger diligentemente il loro ruolo, diventano oggetti di scena, divengono voce caustica e dissacratoria, corrosiva della massificazione, trombe e fiati diventano la voce anarchica e ribelle della creatività contro una società che vorrebbe la musica sempre più ingabbiata in una lenta e inesorabile omologazione. Così la musica esplode in qualcosa d’altro, un corto circuito impossibile da mettere su di uno spartito, negando anche la più flessibile catalogazione. I quattro professori allestiscono una lezione sul ritmo che regola ogni espressione musicale fin dalla notte dei tempi. Se in natura il ritmo cardiaco genera la costanza del tempo, il ritmo binario in questo spettacolo non è altro che un suono di fiati che materializza un treno, quello ternario le prime note di “ho giocato tre numeri al lotto” e da qui ad arrivare ad uno jodel è uno scherzo. Gli strumenti ballano, si avvinghiano e si moltiplicano, i fiati volteggianti eclissando qualsiasi ballerino della commedia musicale. Dalla misteriosa pancia di un pianoforte sgorgano senza sosta infiniti altri strumenti o meglio oggetti tra i più svariati che vengono usati come strumenti. L’arguzia si mescola al nonsense e insieme generano un fuoritempo che lancia fuori da ogni tempo, espandendo i confini della musica e della sua esiguibilità. Ci sono anche composizioni ad personam, gregoriano, twist, sfilate di moda dei termini musicali. Mozart genera attraverso “Madamina il catalogo è questo” una creatura arcimboldesca alta più di tre metri costruita solo con strumenti musicali abbandonati in una cesta, al pari di Sinfonia Fantastica di disneyana memoria. Ligabue e John Lennon sono le preziosità finali, comico l’uno e poeticissimo l’altro. L’interrogazione finale al pubblico è d’obbligo per verificare il grado di apprendimento ritmico-musicale. Anche in questo spettacolo la Banda Osiris si conferma un gruppo riconoscibile ma difficilmente definibile, i portatori sani di una musica animata, giocata e magicamente sfiatata, rivoluzionata e in perenne movimento, leggera e stupita, orgogliosamente indipendente, testardamente divertita, spiazzantemente dissacrante e atipicamente elegante. .

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 CARLO&GIORGIO
CARLO, GOLDONI E GIORGIO

Capitan Bovo - Carlo Goldoni & Giorgio

CARLO & GIORGIO, duo artistico veneziano, rappresentano un nuovo volto del teatro comico. Sono unici autori e interpreti dei loro lavori. In 13 anni di attività hanno scritto, prodotto e interpretato 14 spettacoli, sono stati protagonisti di 6 trasmissioni radiofoniche e televisive, hanno creato 40 personaggi che sono diventati beniamini del loro pubblico. Nei loro personaggi e nella scelta di una comicità centrata sul costume e sull’analisi del quotidiano (e soprattutto mai volgare) hanno trovato la chiave che in questi anni ha conquistato il pubblico della nostra regione, riempiendo i testri del nordest. “Carlo & Giorgio: da Goldoni ai Simpson”, così la stampa li ha definiti nelle loro ultime uscite teatrali. Carlo, Goldoni & Giorgio è il loro ultimo lavoro, che vuole essere un omaggio a Carlo Goldoni. Le commedie di Carlo Goldoni sono fotografie di un’epoca: il confronto sociale, i conflitti generazionali, le contraddizioni e i valori di una società vi sono perfettamente immortalati dall’osservazione attenta e pungente del loro autore. E con lui hanno compiuto 300 anni. A distanza di 3 secoli cosa resta di quel mondo? C’è qualcosa ancora identificabile nel nostro vivere quotidiano? Che cosa possono dirsi due mondi così lontani se messi a confronto? Carlo & Giorgio entrano ed escono dalle più note scene del teatro goldoniano, intessendo un confronto tra ieri e oggi: la società, il lavoro, i rapporti umani, la famiglia, la casa, l’abbigliamento, il linguaggio, in una rivisitazione, come sempre, del tutto personale.

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 LAVANTEATRO
COGNATE DISPERATE

Capitan Bovo - Lavanteatro cognate disperate

L’intrigo della commedia è molto semplice : due fratelli, accompagnati dalle rispettive mogli, sono invitati dal terzo fratello e da sua moglie ad una cena familiare. Una volta arrivati i tre hanno la brutta sorpresa di apprendere che Talia, una ragazza che tutti e tre conoscono molto «intimamente», è stata invitata dalla padrona di casa. Le cognate sono tre. Nessuna assomiglia all’altra: c’è Mathilde, l’intellettuale disingannata, con la lingua tagliente come il vetro, moglie di Yvan, avvocato affermato, c’è Christelle, immobiliarista borghese e snob, con vestiti griffati, che è la moglie di David, noto dentista, e c’è Nicole, casalinga un po’ ingenua ed invisa alle altre, moglie del terzo fratello Francky, il quale gestisce un negozio di informatica. E poi c’è l’invitata a sorpresa Talia, la segretaria di Francky, bella, giovane e sensuale, il cui arrivo inaspettato crea imbarazzo negli uomini e molta diffidenza nelle donne. L’arrivo di Talia fa esplodere la situazione in un crescendo di colpi di scena esilaranti portando alla luce i fantasmi nascosti nell’armadio degli imbarazzati protagonisti. Meschinerie, insospettabili vigliaccherie e cattiverie dette ora con candore ora con evidente malafede, sono irresistibilmente comiche e la risata è immediata per chi gode lo spettacolo dal di fuori. Non diverso per certi aspetti dalla classica commedia degli equivoci, benchè forse più spietato e amaro, il lavoro mi ha colpito e intrigato per la attualità del tema e soprattutto per le possibilità teatrali che esso nasconde. I caratteri risultano infatti delineati più dai silenzi, dalle smorfie, dai falsi sorrisi, dai gesti abbozzati che non dalle parole espresse; c’è tutto un mondo di non-detto da esplorare, che è però fondamentale sia per la credibilità dei personaggi e della storia, che per la sua carica comica. Il sistema dei personaggi, così continuamente cangiante nelle alleanze fittizie tra le coppie o tra i sessi, disegna naturalmente movimenti nello spazio scenico e contribuisce a dare vitalità e significato al testo.

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 DEBORA VILLA
TUTTO QUELLO CHE NON AVRESTE VOLUTO SAPERE SULLA DONNA… MA IO CI TENGO A DIRVELO

Capitan Bovo - La barcaccia

Il nuovo spettacolo di Debora Villa parte da poche e semplici domande: qual’è la situazione della donna ai giorni nostri? È davvero cambiata dai tempi delle caverne o ci sono ancora inquietanti analogie con le nostre sorelle preistoriche? Come siamo finite qui? Da dove arriviamo? Chi siamo veramente? Secondo voi ci hanno prese per il cu…? O c’è stato davvero un punto di svolta? E quand’è stato il passaggio dal punto croce al punto di svolta? Che forse distratta come sono me lo sono perso… Per rispondere a questi annosi quesiti Debora vagabonderà nella storia antica a recente, nella letteratura, nelle favole e nelle cronache, nel cinema, nelle pubblicità e nelle canzoni in tutto quello che serve per cercare di capire perché, nonostante tutto questo cianciare di femminismo, diritti delle donne e quote rosa fa più notizia Patrizia D’Addario (che tutti sappiamo chi è) di Anna La Sorella che ha scoperto il gene contro il tumore al cervello, quest’estate, proprio quando la D’Addario aveva mille copertine. Sarà una straordinaria arringa in difesa dell’universo femminile, una sorta di manifesto femminista che ripercorre l’affermazione della donna da Adamo ed Eva ai giorni nostri, passando dalla De Filippi ai social network, dai grandi filosofi alle pubblicità. Debora Villa intraprende un viaggio comico per dimostrare che il sesso debole non è la donna. Ideato da Debora Villa, lo spettacolo non è un monologo perché Debora viene affiancata da un bel personaggio, Rafael Didoni: cantautore e attore, che conduce da oltre cinque anni realtà comiche importanti, come il Laboratorio Scaldasole, il laboratorio artistico di Zelig e Democomica, diventati negli ultimi anni il punto di riferimento per i comici off di Milano.

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 ESTRAVAGARIO TEATRO
IL CAMPIELLO

uesta grande commedia plebea! Questo piccolo grande poema plebeo! Una commedia popolare in senso profondo, non solo per il calore umano o per i suoi protagonisti: lo è senza risparmio. Il mondo chiuso del Campiello appare come un qualcosa di ancora compatto, con il quale si deve fare i conti. Nel Campiello il colore non c’è o quasi. Il Campiello oltre che storia dei rapporti tra gli abitanti del Campiello, è la storia di un diffìcile rapporto tra un gruppo sociale ed etnico e un altro. Da una parte il Campiello-Venezia-popolo, dall’altra parte gli stranieri: napoletani, nobili, o seminobili, borghesi. Un Campiello dove troviamo in vari momenti una densità cifrata del linguaggio veneto, tenuto stretto, gergale, non divulgativo, veramente plebeo nella sua realtà di forza e che il verso solo esalta e fa squillare più alto. Ecco i motivi per cui ho scelto di allestire I1 Campiello. Il nostro secondo Goldoni. Un Goldoni completamente diverso da quello di “Arlecchino, servitore di due Padroni”, che si muoveva sugli schemi della commedia dell’arte. E per questo Campiello qual’è la linea di regia che ho seguito? La linea che mi ha suggerito Goldoni, leggendo questo capolavoro così straordinario, ricchissimo, tenero in un amore per il popolo povero e senza carnevali, in un giorno di carnevale!

CAPITAN BOVO TEATRO 2011-2012 LELLA COSTA
RAGAZZE, NELLE LANDE SCOPERCHIATE DEL FUORI

Capitan Bovo - Lella Costa

Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori - Shakespeare, Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire-forse c’é anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente - un dio, nientemeno - che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “le lande desolate del fuori”. Folgorante a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse. E’ questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza ( “il talento delle donne sperdutamente amate/l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte - le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche. Non riesco a dirvi altro, per ora - scrivo queste righe molti mesi prima di cominciare a lavorare concretamente allo spettacolo, con i miei complici abituali. A tuttoggi non sono neanche tanto sicura del titolo- “Ragazze”, magari? o é meglio “Euridice e le altre”? e perché non proprio “Le lande desolate del fuori”? Sarei tentata di indire una consultazione elettorale, ma qualcosa mi trattiene, chissà come mai. Ho idea che mi limiterò a chiedere il parere delle donne che incontro: se l’ha capito perfino Ligabue, dev’essere proprio vero. Le donne lo sanno. Che bello ascoltarle